Hai mai pensato al tuo poliambulatorio, alla tua clinica, al tuo laboratorio, al tuo studio, alla tua azienda o alla tua attività come una persona? Come un qualcosa di profondamente sensoriale?

Ti sei mai chiesto quali sensazioni e quali emozioni sei in grado di suscitare nei tuoi clienti?

Ti sei mai chiesto se il pubblico percepisce il tuo “brand” come una persona realmente esistente?

La personificazione dei concetti è uno dei passi fondamentali dello sviluppo della cultura umana, basti pensare al pantheon di divinità dell’antica Grecia.

Le nostre scelte in quanto esseri umani sono solo parzialmente orientate dalla ragione.
In massima parte vengono dall’emozione, dalla pancia: crediamo di essere razionali invece è stato dimostrato che siamo esseri a razionalità limitata e solo una piccola percentuale delle nostre scelte giornaliere è presa su basi razionali (vedi “Pensieri lenti e veloci” – Daniel Kanheman, psicologo, vincitore di un Nobel per l’economia).

In ambito sanitario questo è vero più che mai: sia nella gioia (una nascita, ad esempio) sia nel dolore (come l’insorgere di una malattia) gli eventi provocano un’emozione fortissima in chi li vive.

Per questo è fondamentale che la tua reputazione, quella del tuo studio, quella del tuo brand si basi su un’identità solidache sia in grado di creare un legame emotivo con il pubblico di riferimento.

Probabilmente stai pensando: “Io sono un medico: parlare di brand e di comunicazione non riguarda la mia professione, sono anzi espedienti per chi non è bravo nel suo lavoro”.

Dal tuo punto di vista puoi avere ragione ma ti chiediamo il piccolo sforzo di leggere fino in fondo questo articolo perché come tuo lavoro non ti basi mai sulla prima impressione ma approfondisci per dare il tuo parere, allo stesso modo questa lettura potrebbe riservarti delle sorprese.

Se invece non riesci proprio a digerire il fatto che le professioni sanitarie possano aver bisogno di un solido impianto di comunicazione troverai interessante questo articolo che parla di etica nel marketing sanitario.

L’identità visuale del tuo brand

Studi scientifici dimostrano che la maggior parte delle informazioni ci arriva attraverso una forma di visualizzazione. Il canale visivo è mediamente il più utilizzato per orientarsi, capire, fare scelte. È da sempre quello preferito dall’uomo per relazionarsi con il mondo esterno.

Racconti complessi possono essere percepiti come sequenze di colori, forme, immagini. Generalmente questo sistema cognitivo è associato alla fase primitiva dello sviluppo umano, quando il linguaggio verbale non era ancora maturo.

Un brand sanitario non vende semplicemente un prodotto. In realtà non offre neanche un servizio. Vista la particolare condizione in cui versa il paziente la vera offerta è quella dell’esperienza.

Un’esperienza genera connessioni emotive. Come possiamo instaurare un rapporto empatico con le persone che si rivolgono a noi?

Dobbiamo scoprire chi siamo, qual è la nostra funzione sociale e chiederci in che termini le persone parlano di noi.

Possiamo considerare la nostra attività come l’equivalente di una persona fisica: per quali caratteristiche il pubblico è disposto ad innamorarsi di noi? La vista? La voce? I concetti che esprimiamo?

Capirlo è il primo passo fondamentale per l’evoluzione della nostra professionalità.

Un brand si declina attraverso una serie di elementi visivi: il logo, la tipografia, le immagini, il sito web. Ognuno di loro riveste un ruolo importante nell’attirare il pubblico. Chiediti se sono funzionali per far capire alle persone chi sei, che problemi risolvi e in cosa sei diverso dagli altri.

Ovviamente bisogna tener presente che ogni mezzo di comunicazione ha regole precise che lo differenziano dagli altri. La nostra immagine coordinata deve essere assolutamente declinabile per ogni output: web, cartaceo, social, radiotelevisivo.

Fondamentalmente le scienze della comunicazione, le neuroscienze, gli studi sul cervello umano oggi non fanno altro che ribadire il concetto espresso in un antico adagio:
un‘immagine vale più di mille parole!

Cosa c’è di meglio di un’immagine potente, organica, suadente per esprimere la forza emozionale del proprio brand ed invitare il pubblico all’azione?

 

Qual è la voce del tuo brand?

Nel panorama della moderna comunicazione non è raro che la nostra identità aziendale sia espressa attraverso diversi mezzi, fra cui l’audiovisivo.

Siamo quotidianamente sommersi da video promozionali nei quali coach e consulenti ci presentano le loro strategie. Quanti di questi input abbiamo ignorato a causa di una voce per noi sgradevole? O semplicemente non abbastanza convincente?

L’unione di diversi linguaggi rappresenta sicuramente una carta vincente, a patto che ognuno di essi sia curato nei minimi dettagli.

Un brand che voglia impattare profondamente sul pubblico deve essere rappresentato da una voce che incarni perfettamente l’immagine che vuole proiettare di sé. Spesso si tralasciano elementi fondamentali quali la colonna sonora di un video. La scelta di un jingle di apertura, la scelta del brano che accompagna le nostre immagini e le nostre parole deve essere effettuata con cura e prestando la massima attenzione alla coerenza ed alla credibilità generale del messaggio.

Come abbiamo visto per le immagini, gli eventi sonori hanno un’importanza fondamentale nello stimolare il subconscio di chi presta attenzione al nostro audiovisivo. Siamo sicuri di dedicare abbastanza attenzione alla voce del nostro brand?

    Abbiamo prodotto immagini perfette e sonorità memorabili. ma è sufficiente?

    È facile intuire come la risposta a questa domanda sia “Assolutamente no”.

    Anche quando l’immagine ed il suono sono perfetti, il loro valore è puramente decorativo se non accompagnato da concetti profondi, comprensibili ed utili all’utente.

    Un brand che si rispetti, che voglia rappresentare l’equivalente di una persona fisica, dovrà curare il suo aspetto, la sua voce ma soprattutto quello che dice.

    La scelta delle parole giuste, il perfetto dosaggio fra informazione scientifica e forza evocativa sono gli elementi chiave per una comunicazione efficace.

    Quali sono le parole sulle quali è giusto soffermarsi?

    Quali sono le parole da usare più spesso?

    Quali sono le parole da evitare?

    Siamo ciò che diciamo ma non solo. Siamo il connubio fra cosa diciamo e come. I nostri articoli, i nostri post su facebook, i testi dei nostri video, il modo in cui ci rivolgiamo ai pazienti vis a vis devono essere assolutamente coerenti e determinare in chi abbiamo di fronte non più la necessità ma il desiderio di trovarsi in nostra presenza.

    Come visto in questo articolo che indaga sul perché oggi i pazienti sono spesso propensi a cambiare medico o terapista, dobbiamo essere in grado di prenderci cura di loro, dentro e fuori lo studio.

    IL PARADOSSO

    Se volessimo tradurre i concetti espressi in questo articolo con una sola massima, efficace e facile da tenere a mente, potremmo dire che:

    Quote: Per far entrare più pazienti nella nostra struttura dobbiamo fare l’impossibile per tenerli fuori.

    Questo vuol dire che maggiori saranno i nostri sforzi per generare uno stato di benessere anche fuori dallo studio (online, per esempio) tanto maggiore sarà la fiducia che saremo in grado di instillare nel pubblico e spingerlo a recarsi da noi al verificarsi di una situazione di disagio o malattia.

    Il team di Comunicazione sanitaria consta di una serie di esperti in linguaggio, comunicazione, media, content managing.

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